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Tony Scott: origini e storia di un artista

Tony Scott: origini e storia di un artista

Tony Scott

Nel precedente articolo sulla Sicilia nel Mondo abbiamo parlato dei numerosi talenti musicali presenti tra le migliaia di emigrati siciliani sbarcati ad Ellis Island (clicca qui per leggere l’articolo). Abbiamo parlato di come, tra tutte quelle persone, si nascondessero dei veri e propri talenti musicali. Nessuno, però, poteva immaginare che tra tutti quei migranti si nascondessero le origini di uno dei più grandi clarinettisti di tutti i tempi. Stiamo parlando di  Antonhy Joseph Sciacca, in arte Tony Scott, figlio di emigrati siciliani arrivati in America agli inizi del Novecento, che diventerà una stella del jazz a livello mondiale.

Storia di un grande artista

Anthony si avvicina ben presto alla musica e si diploma in clarinetto a 22 anni alla Juilliard School di New York. Dopo aver studiato qualche anno alla Contemponary School of Music, sempre a New York, Anthony si mostra insoddisfatto. La sua curiosità per la dimensione umana lo condurrà in giro per il mondo, avvicinandolo a tradizioni musicali di Africa, Giappone, Indonesia, Cina ed Europa. In tutti questi viaggi, egli perfezionerà il proprio stile clanirettistico, pur suonando altri strumenti come il ssasofono e la tromba. In questo periodo, egli  si staccherà definitivamente dal grande Benny Goodman, artista che aveva condotto il clarinetto alle vette più alte e modificherà il suo stile,  che sarà composto per lo più da suoni acuti e subacuti con toni molto bassi, veloci e fluenti.

 

L’attività musicale

La carriera di Tony Scott è stata costellata da successi e riconoscimenti a livello mondiale. Ha suonato con i più grandi jazzisti dell’Epoca D’Oro: Errol Garner, Buck Clayton, Billy Taylor, Carmen McRae, Riccardo Dalli Cardillo e molti altri. Ha suonato in numerose orchestre americane e in Europa ha diretto le più importanti orchestre Jazz. La sua eterna voglia di scoprire nuovi stili lo porterà, tra gli anni Settanta e Ottanta, a condurre sperimentazioni tra clarinetto e musica elettronica. Successivamente si  trasferirà a Roma per dedicarsiallo studio del suono curativo, capace di riequilibrare le emozioni e i malesseri del corpo. Questi ultimi anni della sua vita saranno segnati da una lunga malattia che lo condurrà alla morte nel 2007. Il grande musicista verrà sepolto a Salemi, città d’origine dei suoi genitori.

Premi e documentari in suo onore

La vita di questo grande musicista è stata un’opera d’arte che non poteva di certo svanire nel nulla. Nel 2010, il regista e sceneggiatore italiano Franco Maresco decide di dedicare un documentario al jazzista italo-americano, Io sono Tony Scott, ovvero come l’Italia fece fuori il più grande clarinettista del jazz. In questa opera, Maresco racconta la vita del musicista dall’infanzia fino agli ultimi anni nella capitale italiana. Ciò che colpisce di questo film-documentario è proprio l’indifferenza della critica italiana nei confronti di questo talento unico ritornato nella propria patria. Maresco mostra come il trasferimento in Italia abbia segnato la fine di Tony Scott, sia da un punto di vista musicale che privato. Il musicista, in seguito ai rifiuti e alla scarsa attenzione, sprofoderà in una sorta di alienazione che lo condurrà al ritiro dalle scene. Il documentario di Maresco non è l’unica memoria che ci resta di Tony: il comune di Salemi conferisce ogni anno il premio “Welcome Back Tony Scott” al migliore musicista jazz della Sicilia. Vi lascio alla visione del documentario di Franco Maresco, per ricordare la grandezza di un musicista ammirato in tutto il mondo e sottovalutato proprio dalla sua patria.

Martina Caminiti

 

 

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